Corridoi ed efficienza logistica dei territori: Supply Chain tra IA, Geopolitica e Intermodalità

Evidenze ed insight dello studio Contship e SRM sui corridoi logistici delle imprese manifatturiere del Nord Italia.

Contship, in collaborazione con SRM – centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo – presenta i risultati dell’ottava edizione della Survey “Corridoi ed efficienza logistica dei territori”.

Lo studio analizza le scelte logistiche e le strategie di supply chain di 400 imprese manifatturiere, distribuite tra Lombardia (37%), Veneto (37%) ed Emilia-Romagna (26%): tre regioni che rappresentano circa il 41% del PIL italiano e il 51% dell’import-export nazionale, tutte società di capitali, con il 32% che supera i 5 milioni di euro di fatturato. Per il secondo anno consecutivo, l’indagine integra anche il punto di vista di 100 operatori logistici delle stesse regioni, offrendo un confronto diretto tra domanda e offerta di servizi lungo i principali corridoi commerciali — una metodologia che consente di identificare con precisione gap, inefficienze e opportunità di sviluppo del sistema logistico italiano.

Il contesto in cui si colloca questa edizione è segnato da tensioni geopolitiche crescenti, dall’accelerazione della trasformazione digitale verso modelli di logistica 4.0 e logistica 5.0, e dal ritorno del protezionismo commerciale come variabile strutturale. In un quadro caratterizzato da complessità e instabilità,  la logistica portuale e il trasporto intermodale merci diventano necessariamente leve strategiche che incidono direttamente su margini, competitività e resilienza della supply chain.

In questo scenario, l’indagine offre una chiave di lettura del sistema logistico nazionale, mettendo in evidenza le principali criticità e le opportunità di evoluzione lungo le filiere produttive e i corridoi strategici del commercio internazionale.


La trasformazione digitale avanza nelle imprese manifatturiere italiane del Nord Italia, anche se permangono barriere significative.

Il 53% delle imprese dichiara un livello di digitalizzazione alto o molto alto, con il Veneto in testa (69%). Sul piano degli investimenti, il 67% destina tra l’1% e il 5% del fatturato a tecnologie digitali, mentre il 28% supera la soglia del 5%. Il segnale più rilevante è prospettico: il 62% prevede di aumentare questi investimenti nei prossimi cinque anni (77% in Veneto).

I principali ostacoli alla digitalizzazione restano la resistenza al cambiamento (35%), i vincoli di budget (31%) e la carenza di competenze interne (31%) — un tema che rimanda direttamente alla necessità di upskilling e alla diffusione degli standard dell’AI Act, il regolamento dell’Unione Europea a cui è allineata la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024–2026.

Anche le imprese logistiche si confermano su livelli analoghi: il 50% dichiara un elevato grado di digitalizzazione, con il 37% che investe oltre il 5% del fatturato in tecnologie digitali e il 63% che prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi anni.


Il dato più significativo della nuova edizione riguarda l’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Il cambiamento rispetto alla precedente indagine è netto.

Il 51% delle imprese manifatturiere utilizza o sta valutando l’IA nei propri processi aziendali — rispetto al 19% rilevato nell’edizione precedente. Sul fronte degli investimenti, il 68% delle aziende prevede di mantenerli o aumentarli, contro il 28% del 2024.

Le tecnologie IA più adottate includono:

  • IA generativa per l’assistenza clienti (23%, dal 13% del 2024)
  • Sistemi di Supply Chain Risk Intelligence (32%, dal 15% del 2024), strumenti essenziali per la gestione del rischio logistico in scenari di crescente instabilità geopolitica
  • Blockchain (28%), per la tracciabilità e la sicurezza dei flussi lungo la catena intermodale

Nei prossimi tre anni si prevede un incremento significativo per tutte le tecnologie analizzate, con tassi di adozione attesi tra il 43% e il 68%. Per il 46% delle imprese, l’IA avrà un impatto positivo sulla logistica, con benefici attesi principalmente in termini di miglioramento delle prestazioni logistiche (37%) e riduzione dei costi (9%).

Anche il settore logistico registra una crescita analoga: il 48% degli operatori logistici sta già esplorando o implementando l’IA — dato che nel 2024 era inferiore al 5%. Di questi, il 66% prevede di aumentare gli investimenti. Il 65% degli operatori ritiene che l’IA darà un forte impulso allo sviluppo dell’intermodalità; il 59% stima una riduzione dei costi logistici; il 55% un miglioramento delle prestazioni operative. L’adozione di questi strumenti si inserisce nel quadro normativo dell’AI Act europeo e della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024–2026, che promuove un’IA sicura, etica e inclusiva focalizzata su competitività aziendale e upskilling.


L’intermodalità rappresenta uno dei temi strutturali della Survey. I dati del 2025 confermano un quadro di utilizzo ancora limitato, ma con segnali concreti di apertura al cambiamento.

In media, nel periodo 2019–2025, solo l’11% delle imprese manifatturiere dichiara di utilizzare il trasporto intermodale strada-ferro per collegare azienda e porto. Il trasporto su gomma resta dominante, motivato principalmente da costi inferiori (43%), abitudine consolidata (35%) e maggiore affidabilità percepita (31%). Un dato che riflette la struttura produttiva italiana, caratterizzata da PMI con flussi frammentati e tratte spesso inferiori alla soglia critica dei 400 km, oltre la quale il trasporto ferroviario esprime la sua piena efficienza in termini di costo e riduzione delle emissioni CO₂.

Tuttavia, il 21% delle imprese dichiara di voler incrementare l’uso dell’intermodale nei prossimi due anni, con una concentrazione significativa in Lombardia (38%).


Il rail-ratio nei porti italiani evidenzia ancora un divario significativo rispetto ai benchmark europei. Nel 2024, Trieste guida con il 54% delle merci movimentate via ferrovia, seguita da La Spezia (29%), Livorno (19%), Genova e Ravenna (14%). In Germania, Amburgo si attesta al 50% e Bremerhaven al 46%.

Per colmare questo gap e raggiungere gli obiettivi dei Regolamenti TEN-T — che prevedono il raddoppio del traffico ferroviario merci entro il 2050 — sono necessari interventi coordinati: potenziamento degli interporti, upgrade delle interconnessioni verso il Centro-Est Europa, estensione del Ferrobonus e piena applicazione dell’Efficient and Green Mobility Package europeo.

Le Zone Logistiche Semplificate (ZLS) rappresentano in questo contesto uno strumento normativo rilevante per attrarre investimenti nei nodi intermodali italiani.

Gli operatori logistici mostrano una propensione significativamente più alta verso l’intermodale: il 23% dichiara di utilizzarlo (contro l’11% del manifatturiero), e il 43% lo impiega nel trasporto dal porto ai magazzini dei clienti. Il 65% degli operatori ritiene che l’IA potrà favorire lo sviluppo di modelli intermodali integrati, rafforzando il ruolo delle imprese logistiche come abilitatori di filiera.

L’intermodalità rappresenta una leva imprescindibile per rendere il trasporto merci più sostenibile, resiliente e competitivo, ma il suo potenziale risulta quindi ancora solo parzialmente espresso. A limitarne la diffusione concorrono fattori congiunturali e strutturali: da un lato, i lavori in corso sulle infrastrutture ferroviarie che incidono sulla affidabilità dei servizi; dall’altro, persistono alcuni bias culturali e operativi che favoriscono ancora il ricorso al trasporto su gomma, percepito come più flessibile e con costi minori. Superare questi ostacoli sarà sempre più necessario. Gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di sviluppo di una logistica multimodale — come il rafforzamento della rete TEN-T e il raddoppio del traffico ferroviario merci entro il 2050 — richiedono un cambio di paradigma concreto.

Inoltre, le dinamiche attuali del trasporto stradale — tra crescita dei costi, carenza di autisti e maggiore pressione normativa — renderanno progressivamente più strategico il ricorso a soluzioni intermodali integrate, capaci di garantire efficienza, affidabilità e sostenibilità lungo tutta la supply chain. 


Il contesto geopolitico e l’intensificarsi delle tensioni internazionali si configurano oggi come fattori strutturali che orientano in modo sempre più incisivo le scelte strategiche delle imprese e la progettazione delle supply chain.

Conflitti regionali, instabilità politica, regimi sanzionatori e restrizioni commerciali producono impatti tangibili sull’operatività logistica. Questo scenario determina un aumento significativo della complessità e dell’incertezza, mettendo in discussione l’efficacia dei modelli tradizionali, storicamente centrati sull’efficienza e sull’ottimizzazione dei costi.

In tale contesto, le imprese sono chiamate a una revisione strutturale delle proprie catene di approvvigionamento, orientandosi verso modelli di resilienza sistemica. La supply chain assume così una valenza sempre più strategica, evolvendo da funzione operativa a leva competitiva, in cui la capacità di adattamento dinamico ai cambiamenti geopolitici rappresenta un elemento chiave per la competitività sui mercati internazionali.

Il 43% delle aziende manifatturiere dichiara di aver subito un impatto diretto sulla propria logistica a causa delle tensioni internazionali — dalla chiusura di corridoi strategici alle perturbazioni nel Mar Rosso, fino alle sanzioni commerciali che ridefiniscono rotte e strategie di approvvigionamento. Per il 3%, l’impatto è stato significativo, con rimodulazione strutturale di rotte, fornitori e modalità di trasporto.

Il 52% delle imprese che esportano negli USA ha registrato un calo delle esportazioni. Il mercato statunitense viene indicato come il più critico in termini di costi e accessibilità logistica dal 17% del campione, seguito da Cina, Medio Oriente e Nord Africa ed Eurasia (tutti al 6%).

Le strategie adottate per rispondere ai dazi USA includono:

  • Rafforzamento dei rapporti con i clienti statunitensi (39%)
  • Localizzazione della produzione negli USA o in Paesi con accordi commerciali favorevoli (24%)
  • Miglioramento dell’efficienza produttiva per compensare i maggiori costi (23%)

Gli operatori logistici restituiscono un quadro ancora differente: il 71% di quelli che lavorano con aziende esportatrici verso gli USA segnala una riduzione delle vendite, contro il 52% delle imprese manifatturiere.


I corridoi in export. L’Europa resta la principale area di esportazione via mare (46%), con il Regno Unito (24%) e la Grecia (12%) come mercati prioritari. Il Nord America segue con il 37%, trainato dagli Stati Uniti (34%). 

In forte crescita il Far East, indicato dal 15% delle imprese contro l’8% del 2024, con la Cina che sale al 12%. 

I corridoi in import. Il Far East rimane la principale area di approvvigionamento (62%), con la Cina che raggiunge il 58% (+9 punti sul 2024). Canada (9%) e Turchia (6%) emergono come mercati di fornitura in crescita.


Ogni edizione della Survey approfondisce le scelte logistiche di un distretto industriale italiano, selezionato per peculiarità logistiche, grado di internazionalizzazione e performance export. Quest’anno il focus è sul distretto della Meccanica Strumentale di Vicenza, secondo distretto del Veneto per export con circa 2,8 miliardi di euro nel 2024 (+0,2% sul 2023), e una crescita del 9% nel primo trimestre 2025. 

Il distretto presenta caratteristiche logistiche specifiche: il 100% delle imprese utilizza esclusivamente il trasporto su gomma sia in export sia in import. I mercati di destinazione principali sono il Regno Unito (54%), l’India (38%) e gli Stati Uniti (31%), con la Cina come unico mercato di approvvigionamento dichiarato.

Sul fronte della trasformazione digitale, il distretto mostra una propensione più cauta rispetto alla media regionale e nazionale: il 39% delle imprese dichiara un livello di digitalizzazione alto o medio-alto (vs 69% del Veneto), solo il 20% prevede di aumentare gli investimenti nei prossimi cinque anni, e appena il 7% sta esplorando l’adozione dell’IA. Sul fronte geopolitico, l’impatto dei dazi USA è più contenuto rispetto alla media, con solo il 35% che segnala una riduzione delle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Per approfondire e leggere il report completo, invitiamo a consultare il documento integrale. 

Le infografiche pubblicate nel presente articolo sono estratte dal report
“Corridoi ed efficienza logistica dei territori – ottava edizione” a cura di Contship | Srm